SITO ARCHEOLOGICO DI GENAZZANO

ninfeo bramanete di genazzano

Il Ninfeo Bramante è ubicato a Genazzano, un comune della provincia di Roma posto su di uno stretto sperone di tufo vulcanico a 375 mt s.l.m.  

Non abbiamo informazioni per risalire alle origini, alla funzione, al committente o all’architetto del Ninfeo Bramante però nel 1969, Cristoph Luitpold Frommel, un architetto del Rinascimento italiano, ha tentato di portare le prove della paternità di Bramante adducendo Alessandro VI o Pompeo Colonna quali committenti della costruzione, frutto di confronti e valutazioni della situazione storico-politica.

Il complesso del Ninfeo è situato nel fondovalle in prossimità delle sponde del fiume “Rio”.

Esso ha le dimensioni di appena 48 x 18 m, poggia su un terreno a gradoni ed è collocato su due livelli.

La facciata si apre per tutta la sua larghezza in direzione est, verso il ruscello che oggi scorre accanto alla costruzione a una distanza di 40-50 m. Il centro dell’edificio è rappresentato dalla loggia, un ambiente a tre campate orientato secondo la direzione nord-sud, dal quale si accede a tutti i rimanenti vani.

Originariamente la facciata era composta da tre arcate aperte con massicce semicolonne addossate sui pilastri, oggi è conservato solo l’arco a sud, gli altri spezzati per dissesti statici subiti dai pilastri.

I lati stretti della loggia si aprono in esedre, ambienti a forma di semicerchio che rappresentavano in età romana luoghi di conversazione, con ordine a pilastri suddivise in due nicchie laterali contenenti ciascuna delle panchine concave e un passaggio centrale.

La loggia e l’abside, che si trova in una posizione rialzata dal lato della collina, sono divise e allo stesso tempo collegate da una serliana in travertino a tre arcate di ordine tuscanico.

Tra la loggia, l’ambiente absidato, dal lato della collina, si trova un corpo architettonico particolare, il cosiddetto ottagono.Il suo interno è costituito da un ottagono regolare con quattro nicchie a semicerchio disposte in diagonale e una vasca rotonda interrata.

L’attribuzione del Ninfeo a Bramante non è un caso ed è indiscussa visto l’uso di elementi stilistici caratterizzanti il suo operato quali le serliane con i cinque oculi negli archivolti, l’estensione delle disposizioni, e l’ornamento tipico a conchiglia.

Uno dei risultati più importanti ottenuti attraverso le indagini più recenti sulla storia costruttiva è la presa di distanza dalla supposizione che il Ninfeo sia un complesso omogeneo edificato in un’unica fase. Si può constatare uno sviluppo a tre fasi, di cui una principale che si distingue nettamente da quella precedente e da quella successiva. Questa fase costruttiva principale è quella da mettere in rapporto con Bramante.

Il Ninfeo Bramante di Genazzano è un capolavoro dell’architettura rinascimentale situato a Genazzano; questo ninfeo rappresenta un’elegante fusione di architettura, sculture e giochi d’acqua. 

osservando la pianta del Ninfeo, troviamo due corpi costruttivi che differiscono dall’intero complesso: il residuo di un muro, nel corridoio a sud, che dal punto di vista geometrico non è messo in rapporto con nessun altro corpo architettonico del complesso ed oggi ha semplicemente la funzione di una sorta di asse per la scala di cemento moderna che unisce la loggia, il corridoio e l’abside.

Anche i reperti di costruzione del lato nord della loggia e dell’abside provano che i vani lungo il fianco della collina sono stati costruiti su murature già presenti.

L’indizio più significativo si trova all’interno dell’ottagono. A prima vista il suolo sembra pavimentato con pietre grossolane di tufo.

Un esame più attento dimostra invece che questa “pavimentazione” si riduce a una zona a forma di anello. Gli angoli creati dal contatto tra cerchio e ottagono sono stati riempiti di pietrisco posto su un letto di malta grossolana, di colore grigio scuro. Questo materiale si distingue inconfondibilmente dal pietrísco della pavimentazione anulare.

Il cerchio di questo pavimento tuttavia non tocca in modo preciso gli otto lati delle pareti perimetrali alle quali non si accosta in diversi punti. Pertanto le otto pareti dell’attuale costruzione secondo la relativa fase di costruzione sono state erette sopra e dì conseguenza dopo la “pavimentazione anulare” con la sua vasca provenienti entrambi da una fase precedente.

Un enigma sono anche la datazione e la funzione attribuite al complesso. L’unico reperto consistente in un materiale che si distingue dall’intera costruzione per la sua singolarità e che pertanto potrebbe fornire dei punti d’appoggio per stabilire il periodo del preesistente, è costituito dal pavimento che circonda la vasca nell’Ottagono. Non è un caso che qui il pavimento si sia conservato in tutta la sua estensione e non, come succede nella loggia e nell’abside, in pochi frammenti. Infatti qui si tratta di una pietra compatta dalla quale si distingue nettamente la calce leggera degli angoli dei giunti.

Aspetto, consistenza e l’assoluta resistenza all’acqua corrispondono alle caratteristiche dell”’opus caementicium”.  Questo cosiddetto ‘cemento romano’ è il materiale per eccellenza in uso nell’antichità romana.

Il vero oggetto di osservazione era comunque la piscina per la quale venivano proposte due interpretazioni controverse — come luogo termale e come luogo di culto. Quando si parla dell’impianto come di antichi “bagni” o di “Termulae” ci si pone il problema dell’afflusso di acqua calda, visto che in nessun luogo le ricerche effettuate sulla costruzione né quelle archeologiche hanno rilevato tracce di ipocausti o resti di un altro sistema di riscaldamento.

Il secondo gruppo interpreta la piscina come un luogo di culto situato nei pressi di Genazzano dedicato ai riti pagani di una festa di primavera o di una festa del vino, il cui culmine rappresenta la purificazione della statua di Venere.

Come abbiamo visto, nella costruzione attuale sono dunque integrati dei ruderi di un preesistente edificio architettonico. Sarà dimostrato che tuttavia che anche questa successiva fase costruttiva non segue una idea unitaria e coerente ma deve a sua volta essere suddivisa in due sezioni. Per quanto riguarda la dimostrazione di Bramante quale architetto compartecipe alla costruzione, si può notare che gli elementi già nominati e dichiarati dagli studiosi prettamente tipici di Bramante, si presentano esclusivamente nella parte centrale del complesso — nella loggia con le sue esedre e nell’abside. Soltanto qui si trovano le disposizioni allungate, le serliane ornate di oculi egli ornamenti costruttivi caratterizzanti per Bramante. L’Ottagono in sé viene considerato uno spazio bramantesco.

in Auto

Da Roma: imboccare l’Autostrada del Sole A1 e uscire a Valmontone; e proseguendo per la Strada provinciale che collega in ca. 10 Valmontone con Genazzano. In alternativa è possibile raggiungere Genazzano percorrendo le antiche vie consolari, la Via Prenestina e la Via Casilina.

Da L’Aquila: percorrere la autostrada A24, uscire al casello Tivoli, percorrere la strada Prenestina  e seguire le indicazioni stradali per Genazzano fino all’ingresso del sito.

Parcheggi: a 100m dal Ninfeo Bramante è situato un comodo parcheggio gratuito.

 
 

Mezzi Pubblici

BUS da Roma: Metro B fino a fermata Ponte Mammolo, poi bus Co.Tra.L. via Prenestina;  con fermata a circa 300 m dall’ingresso della Villa; oppure bus Co.Tra.L via Casilina entrambe le rotte giungono a Genazzano con la fermata a 100m dal sito.

TRENI FS da Stazione Termini o da Stazione Tiburtina per la stazione FS di Valmontone. È poi necessario prendere il bus Co.Tra.L. 

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